“Animus”, “Atman”, “Psiche”…

“Animus”, “Atman”, “Psiche”…

O atavico intellettuale della genesis!

Tutto ha origine da un suono di campane che riverbera, tra i vicoli e le strade, nel silenzio della sera, che già si è fata notte. Poi un palpito, un fremito, un sussulto e, nel vasetto che avevo posto sopra al davanzale, la nuova nascita; la terra che si spacca e un seme che rovina, le prime membra scarne della vita. Radici bianche in cerca di una linfa, ancora fredda e amara. Restai rapito a pensare e ad osservare, in silenzio, quella piantina di fagiolo, poi il sole l’indomani avrebbe fatto il resto.

 

Don! Don! Don! Donna era la madre. Il primo grembo a generare il seme fu il ventre di una madre fatta uomo e poi sacrificata sulla pietra, ai piedi di una croce: la grande madre antica, Mater Dei. Donna è la processione che, già salmodiante, è al passo, spunta dall’angolo della strada e donna, è la Madonna redentrice che, al ritmo cadenzato dei fedeli, traballa nelle ombre della sera tra fiaccole e preghiere. Rigida e fiera sul tosello a spalla, scoprii il suo volto cupo e lacrimante, quando l’ebbi davanti. Guardai i volti di quegli uomini sottoposti al peso dell’altare, rossi, sudati per la fatica, con un non so che di sottomissione verso colei che adoravano e che innalzavano sopra ogni cosa. E anche, pensai: “è la stessa Donna che venerano a Pasqua i fuienti”; perché mai questa sera incuteva cotanto rispetto? Ci sono tanti segni sessuali nei rituali della festa della Madonna dell’Arco, quanti di prostrazione in quegli uomini che avanzavano a ritmo di tamburo col riverbero del suono di campana che oramai era lontano. “Che strano”, pensai! Persino la campana pareva che invocasse quella Donna: don-na, don-na, don-na, don-na… – Alzai di nuovo lo sguardo a Lei e immobile, prima che si consumasse il suo profilo, mi ritrovai anch’io ad invocarla: “Madre” e, poi l’inerzia, la folla che mi trattenne dal contemplarla ancora, lo smarrimento, l’abisso, il baratro, il  nulla. Sentii le membra distaccarsi dal corpo e immaginai un albero sradicato, divelto dalle radici. Rivedevo mia madre che stava andando via e la pregavo di restare perché sentivo che, con lei anch’io stavo …morendo.

Sposa, sorella, madre, morte, figlia, terra, hanno tutte lo stesso gracile volto del  piccolo germoglio di fagiolo che avevo voluto vegliare per tutta la notte, allorquando mi accorsi che il terreno di coccio, si era spaccato ed un fragile stelo curvato, stava spuntando. Tutta la notte, senza distogliere, per un solo attimo lo sguardo da quel parto immenso, nell’essenza, forse dei miei ideali, come camminando senza meta, in riva ad un mare senza fine e senza distogliere il pensiero, dai  parti perpetuati, per incanto, della fantasia popolare che percepisce nel rituale, il suo legame ciclico. Fino alle prime luci del mattino, quando la giovane pianta si raddrizzò, per guardare la luce non ancora calda, il corpo celeste che aveva invocato, sin dalle prime ore antelucane e, quel sole che adesso, finalmente le sorrideva.

 

Ripercorri il tuo viaggio

alla meta

rovistando coi piedi

risacche

frantumando la spuma

che ferve

la sabbia che infiltra

nel piede

le dita

E cammini un po’ disinvolto

nel mondo ideale

che tutto ha risolto.

 

Perseguiamo teorie filosofiche e ci convinciamo della loro veridicità, fino a quando non si apre un’altra logica nel pensiero che mostra tuta la sua aleatorietà, in quanto attività della mente che deve farsi strada nel conscio, oppure nel quanto dell’inconscio parallelo. E questo, per indicare idee, concetti, astrazioni o pensieri immaginifici. Ci allontaniamo dal passato che vediamo scorrere nei ricordi, come fluido di qualcosa che sta sciogliendo le sue forme, per chi sa quale ricomposizione sperata.

 

Scavo â terra sti prete affunnate

p’’e scarfà cu na vrenzola ‘e sole.

Scavo ancora!

E chi ha ritto ca ‘o munno è na rota

ca sta sciorte ha da a forze girà?

Chi l’ha ritto?

Quanta vota aggio spierto ‘e penziere

c’appannavano a fronta nchiummata?

Quanta vota?

Scavo dalla terra pietre affondate

per riscaldarle con un raggio di sole

Scavo ancora!

E chi dice che il mondo è una ruota

e la sorte deve per forza girare?

Chi lo dice?

Quante volte ho disperso i pensieri

che mi tormentavano la mente chiusa?

Quante volte?

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