Preziosi Federico

“Il senso dell’attesa”, a partire dal titolo, mostra un dato esistenziale, laddove la distanza tra desiderio e oggetto rappresenta uno spazio dove l’essere si esprime. Lo spazio esistenziale, così come il tempo, non possiede misure scientificamente delineate, l’intero campo d’azione si svolge in un luogo immateriale all’interno di noi stessi. Ed ecco che i versi di De Novellis utilizzano lo spazio per dare forma alla materialità, una tensione che tutti noi avvertiamo nei tempi in cui l’apparenza diventa spesso e volentieri la categoria dell’essere per eccellenza, per poi, gettata la maschera, rivelare l’effimero se non, addirittura, il nulla nel momento in cui l’esistenza comincia a rapportarsi con il finito, ovvero il tempo. Questo senso dell’attesa in accezione cosmica rappresenta un burrone, un vuoto incolmabile. L’Io poetante esplora forme varie ed escamotage grafici al fine di ergersi e farsi monito, ben conscio dei propri limiti. Pertanto si vede costretto a far forza sulla propria spiritualità, l’unica cosa che l’immateriale possa rendere ai posteri. De Novellis all’interno del proprio percorso gentilmente ostinato e contrario, non risparmia l’ironia, la critica ferocemente garbata, le incursioni nel napoletano per enfatizzare le proprie radici e rimarcare l’apparenza ad una cultura popolare di riferimento, senza mai tradire il proprio disincanto, un tratto poetico distinguibile e al tempo stesso suggestivo in grado di mostrare un temperamento rupestre, ma mai nichilista. La sua è una poesia che non si lascia scalfire, resta immutabile senza offrire soluzioni a buon mercato. Un attento osservatore sa bene che porsi le giuste domande è di gran lunga più produttivo per l’animo umano piuttosto che fornire una risposta facilmente smentibile e condannabile agli occhi dei posteri. Incuriosiscono gli sperimentalismi, concetti che si amalgano al linguaggio e all’estetica informatica, i cambi di passo, ora meditati e lenti, ora repentini e fulminei che non disdegnano a tratti neppure il senso di una provocazione alquanto arguta, eppure presentata con toni quasi bonari. In questo si evince la maturità dello spirito poetico: Ciro De Novellis guarda al futuro cercando di immedesimarsi negli occhi dei giovani, senza volerlo essere. A mio avviso non sempre vi riesce completamente, ma lo sforzo di non rassegnarsi a lasciare il deserto dietro di sé e la sua verve giocosa sono ammirevoli e artisticamente rilevanti. Un libro che merita attenzione e che invita i nuovi poeti a superare le questioni poste.
Preziosi Federico

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