PREFAZIONE

Copertina 4 x Napoli

Prefazione


Quando presentai il libro « ‘E suonne mariuole », definii Ciro De Novellis: l’uomo nuovo della poesia napoletana, soprattutto in virtù d’una tematica, alla quale nessuno prima di lui si era ispirato.


La mia asserzione lasciò un codazzo di scettici, poco convinti nel vedere privilegiato il tema nei riguardi di tutto il restante contesto della poesia ed io stesso, forse, in quell’occasione, mi giocai una grossa fetta della mia credibilità.


Sta di fatto che, ancora oggi, a distanza di tempo, resto fermo nella stessa convinzione: Ciro De Novellis è uno dei pochi che, nell’ultimo decennio, siano riusciti a regalare qualche novità alla nostra poesia dialettale.


Usando un linguaggio, fors’anche imbastardito da « provincialismi » rispetto a quello classico ma pertanto, diverso e forse più attuale, il nostro giovane poeta sbriglia la sua fantasiosa musa sulle orme di miti, fiabe, credenze, magie e riti legati ad ancestrali ricordi, custoditi più nel sangue che non nella storia.


Ed il verso si colora di simboli ed offerte in una sorta di liturgia misterica che meraviglia e avvince. Anche in questo nuovo libro, che assume la veste d’un « corretto a quattro voci », Ciro De Novellis, in alcune sue liriche, ripropone incantesimi di pietre e spiriti di foglie come un invito a ritrovare pace tra le braccia di quella, natura, « alma tellus », dalla quale troppo ci siamo allontanati.



« E i’ cerco e tucca’ ‘e pprete cu sti mane
pe lascia’ nu ricordo ‘e chesta vita
e cerco ‘e capì ‘e voce d’ ‘e gabbiane
guardann’ ‘o mare comm’a n’eremita ».

 

Oppure:                                      
« Maie na porta s’è araputa
maie na stella m’ha guardate,
ma chill’arbero cresciuto
m’hanno ditto ch’è affatato »

 

e ancora:                                
« E’ n’albero ca tene ‘e fronne d’oro
e o po’ vede’ sultanto chi vo’ bene… ».

Sono versi che, indubbiamente, proiettano verso una dimensione più cosmica, in un più diretto afflato tra l’uomo e il suo habitat; un habitat fatto di pietre, animali e piante con un loro linguaggio tutto da scoprire e da capire, sillabe di un lento e vorticoso vibrare di molecole e d’impulsi, solo attraverso il quale possiamo giungere ad una più corretta conoscenza di noi stessi.



Un invito, dunque, quello di De Novellis a riscoprire attraverso la poesia, l’antico « Gnoti Sauton ».

ENZO VALENTINI

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